L’alimentare e l’Italia

Quando si parla di Italia, il cibo è una delle prime che viene in mente. Nel nostro paese si mangia bene, meglio che in ogni altra parte del mondo e il fatto che quest’industria non sembra conoscere crisi è testimone perfetta di quest’affermazione.

Il settore alimentare è trainato in maniera particolare dalle piccole e medie imprese, soprattutto quelle che operano nell’agricoltura biologica e sostenibile. Secondo un rapporto tracciato da Green Italy, il “made in Italy” nel settore agroalimentare è visto come sinonimo di qualità, non solo nel nostro paese ma in ogni altra parte del mondo.

In Italia l’agroalimentare contribuisce, secondo l’ISTAT, al 13,4% del Pil nazionale, per un valore totale di 208 miliardi di euro, un settore il cui valore aumenta sempre di più.

In maniera particolare a “spingere” sono le nuove attività che nascono all’interno delle aziende agricole, come le fattorie didattiche, le attività ricreative come la cura di un orto proprio, gli agri-asili, l’agricoltura sociale e così via. Si tratta di nuovi modi di pensare e vedere l’agricoltura che affiancano, in molti casi, la produzione agricola più classica, dando innovazione al settore.

In Italia cambiano anche i modelli di consumo dei nostri connazionali, che puntano sempre di pkiù a mangiare bene e salutare. E’ in quest’ottica che bisogna vedere la sempre maggiore preferenza accordata a prodotti a km zero, oppure a brand di sicuro affidamento, come la pasta La Molisana, esportata anche oltreoceano, il brand President Formaggi, famoso per le sue produzioni di qualità, e Lavazza, marchio legato al caffè che, da noi, è gustoso come poche altre parti al mondo.

Il nostro governo è chiamato anche a tutelare il territorio e la biodiversità, in maniera particolare prestando attenzione alle già citate produzioni locali. Ma la vera novità dell’industria è la vendita diretta, con sempre più italiani (si stima oltre 7 milioni ogni anno) che decidono di andare a comprare direttamente dal produttore, o comunque al mercato, saltando le grandi catene di intermediari: prodotti qualitativamente migliori e prezzi più convenienti sono i vantaggi di questa scelta.

L’agroalimentare, dunque, è uno dei pochi settori che non sanno cosa sia la crisi, nonostante le imitazioni.